
C'è chi piange, chi sbraita, chi urla al complotto e chi ancora non riesce a credere che gli Europei del 2012 non siano stati assegnati all'Italia. Nonostante i pronostici dassero il bel paese come favorito, la sconfitta subita per 8 a 4 ad opera della "squadra dell'est", non dovrebbe lasciare spazio a ricriminazioni di alcun tipo, ma, per fortuna e purtroppo, siamo in Italia. Gli indici si sono levati verso chiunque, adducendo colpe generali anche a chi non c'etra assolutamente nulla con l'organizzazione dei giochi. Nessuno però ha voluto analizzare la reale caratura della candidatura italiana. Diciamoci la verità: come potevamo pretendere di rappresentare il calcio europeo dopo tutto quello che è successo fuori e dentro i nostri stadi? Qual'è il valore aggiunto che proponevamo? Ci siamo presentati come il calcio rinnovato, ma nonostante ciò gli attori non sono mai cambiati (basti pensare che a rappresentarci nell'Uefa ci sia Franco Carraro, malgrado le vicende di Calciopoli, che a capo della Figc ci sia Matarrese, che lo era già ai tempi di Italia '90). Il primo degli imputati di questa amara scofitta è stato è stato sua maestà le "Roi" Platini. Accusati di complotto ecco quello che, e su cui dovremmo riflettere, ha affermato: "La mia impressione è che alcuni membri dell’esecutivo della Uefa abbiano interpretato la vostra candidatura solo come un'occasione per ristrutturare gli impianti". Ma perchè?! Non era forse questo lo scopo? Da noi forse si erano già dimenticati delle parole pronunciate da Platini quando è stato eletto: "Il calcio, signore e signori, è un gioco, prima di essere un prodotto; il calcio è uno sport, prima di essere un mercato; e il calcio è uno spettacolo, prima di essere un business". La classe politica del nostro calcio,anzichè addossarsi le colpe a vicenda, dovrebbe riflettere sulle sue azioni, e magari dimettersi.
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